Le cose che non si possono in alcun modo rompere

emercency out of order

[fonte foto]

…varie persone che andavano a lavorare nei palazzi destinati ad accogliere il condizionamento automatico, parlarono con i tecnici addetti al Respir-Intell, e il dialogo si svolse circa così.

— Ma, se vogliamo aprire le finestre?

— Non avrete bisogno di aprire le finestre con il nuovo Respir-Intell.

— Sì, ma supponiamo che volessimo solo aprirle per un po’?

— Non avrete bisogno di aprirle nemmeno per un po’. A tutto provvederà il nuovo sistema Respir-Intell.

— Uhm.

— Godetevi il Respir-Intell!

— Va bene, e se il Respir-Intell si rompesse, funzionasse male o cose del genere?

— Ah! Una delle caratteristiche più intelligenti del Respir-Intell è che non può in alcun modo rompersi. Proprio così. Di questo non dovete assolutamente preoccuparvi. Godetevi i vostri respiri, adesso, e buona giornata.

(Fu naturalmente a causa dei Grandi Tumulti per la Ventilazione e il Telefono di SrDt 3454, che ora tutti i congegni meccanici, elettrici, quanto meccanici, idraulici e anche a energia eolica, a vapore o a pistoni devono per legge recare una certa scritta. Per quanto piccolo sia l’oggetto, i suoi progettisti sono costretti a infilare da qualche parte la scritta, perché essa è in fondo destinata a richiamare più la loro attenzione che quella dell’utente.

La scritta dice:
La principale differenza tra una cosa che potrebbe rompersi e una cosa che non può in alcun modo rompersi è che quando una cosa che non può in alcun modo rompere si rompe, di solito risulta impossibile da riparare.”)

[Douglas Adams, Praticamente innocuo]

Questa citazione tratta da Adams mi ha fatto sorridere, e mentre sorridevo mi sono accorto che portava con se degli argomenti importanti per un progettista. La riporto qui per condividerla con tutti, e con il proposito di presentarne altre in futuro.

L’osservazione finale è tanto spiritosa quanto vera! strizza l’occhio alla legge di Murphy e predice catastrofici guasti per contrappasso a chi tenta di produrre l’oggetto perfetto (“che non si può in alcun modo rompere”).

Gli insegnamenti per il progettista quindi sono (in ordine sparso):

  • tentare di progettare un oggetto perfetto va bene, ma non illudersi di esserci riusciti; qualcuno o qualcosa troverà prima o poi il modo di provocare un guasto
  • prevedere che le cose si possono guastare; e di conseguenza prevedere un modo per ripararle facilmente
  • se non è conveniente riparare prevedere una facile sostituzione, e di conseguenza un facile smaltimento (vedi disassemblabilità, oggetti monomaterici, ecc)
  • meno componenti ci sono e meno sono i componenti che potranno guastare: la semplicità (ragionata) paga anche sotto questo aspetto.

(altro…)

appunti di viaggio: il finestrino del treno

treno

Viaggiavo qualche giorno fa su un Cisalpino Milano-Lugano.

In un gruppo di sedili del lato opposto al mio una signora di media età desiderava abbassare la tendina per togliersi il sole dagli occhi.

Afferra il bordo della tendina e tira verso il basso. La tendina non si muove. Tira più forte, poi comincia a lamentarsi per il materiale non funzionante delle ferrovie. Vengono in suo soccorso le persone che stavano nei sedili adiacenti, chi provando ad aggrapparsi alla tenda per farla scendere (senza risultato), chi sostenendo l’invettiva contro i treni sempre rotti.

Ora svelerò alla signora (e a voi) l’arcano motivo che impediva alla sua tendina di funzionare: (altro…)

Formule segrete e design thinking

progetto caffettiera masochista

Le formule segrete nel design non esistono, ma possiamo cercare di costruirci un metodo progettuale che permetta di mettere a frutto nel migliore dei modi le abilità del o dei progettisti per poter ottenere un buon risultato.

Qui di seguito condivido con voi qualche pensiero che è nato da una piccola ricerca personale qualche tempo fa. Se non avete voglia di leggere l’antefatto e vi interessa il sodo saltate pure alla premessa.

Qualche tempo fa Luca Mascaro sul suo blog riportava un articolo di Michael Tiemann sul Design Thinking, in particolare sulle regole da lui adottate per la fase di Ideazione (brainstorming). È partita una piccola ricerca dal blog di Luca verso l’OSI board e l’AIGA, passando per qualche pagina di Wikipedia… Nel frattempo tanti termini hanno fatto riaffiorare qualche concetto del corso di “Metodi per il Design” della prof. Pizzocaro. Vi sembrerà un bel minestrone ma credo di avere imparato qualcosa, se vi va fatemi sapere cosa ne pensate.

Una premessa

Ciascun progetto è una storia a parte e non è sempre possibile trattarlo nello stesso modo. Se segue un metodo formato da fasi particolari non è per ingabbiare il processo di progettazione in una routine sicura (vedi “formula magica”) ma per avere una guida da seguire per non perdersi fra le infinite possibilità offerte dal caso. In questo modo se il progetto sarà semplice, articolato, complesso, definito, vago, rapido, lento, di volta in volta si potranno adattare i passi ma conoscendo la direzione in cui camminare.

John Chris Jones scrive:

“Una metodologia non dovrebbe essere un percorso fisso verso una destinazione fissa, ma una conversazione a proposito di tutto ciò che si potrebbe far accadere.
Il linguaggio della conversazione dovrebbe collegare la distanza logica tra passato e futuro, così facendo esso non limita la varietà di possibili futuri che sono in discussione ne dovrebbe forzare la scelta obbligata di un futuro” (spero di aver tradotto adeguatamente) (altro…)

Vizi e virtù di un designer_ Amore a prima vista

do not fall in love

Non lo lasceresti mai. Così bello, così tuo, insomma, quello giusto…Si decisamente quello che fa per te. Perfetto!
Tutti sembrano volerti dare consigli che vanno contro la tua scelta… ” Potrebbe essere meglio se…” oppure “Ma sei proprio sicura che…?” Sì, sono sicura.
Per quanto tu possa pensarci sopra non cambia niente. Per quanto tu possa vagliare altre soluzioni la tua appare sempre la migliore.
Poi ad un certo punto ti accorgi che sei di fronte ad un vicolo cieco, ma ormai, ahimè, è troppo tardi.
E’ successo! Quello che capita almeno una volta nella vita. Ti sei innamorata… ti sei innamorata della tua idea. (altro…)

Open Design Club

open_design_club Open Design Club è un sito che pubblica progetti condivisi dai propri progettisti. Sono presenti le istruzioni per costruire i prodotti che sono liberamente ridistribuibili in quanto utilizzano una licenza Creative Commons .
Ecco come si presentano:

Ci piace pensare a noi stessi come uno studio virtuale di desgin, che offre l’oppurtunità di presentare e condividere idee e progetti di design a sorgente aperta (open source). Ogniuno può diventare un collaboratore dell’ Open Design Club contribuendo con progetti e idee o producendo e vendendo i prodotti presentati.

Offiriamo le istruzioni per progetti che possono essere prodotti in casa. I prodotti do ODC sono rilasciati con una licenza Creative Commons che significa che puoi copiare, eseguire, modificare e se vuoi venderli. Crediamo che rimuovendo i copyrights dai nostri progetti ispireremo idee e buoni risultati in molti nuovi progetti. Condividiamo le nostre idee, le nostre conoscenze e il nostro pensiero, così che anche tu possa contribuire