La percezione di ciò che non si può percepire

percezione sopra o sotto

[fonte foto]

— Guarda la pioggia… — disse l’uccello Guida.
– La sto guardando! che altro c’è da guardare?

– Cosa vedi?

– Come sarebbe a dire, stupido uccello? Vedo solo un mucchio di pioggia. E’ solo acqua che cade.

– Che forme distingui nella pioggia?

– Forme? Non c’è nessuna forma. E’ solo, solo…

– Solo un gran casino — disse l’uccello Guida.

[...]

– Dimmi cosa vedi!

– Solo un effetto laser, stupido uccello.

– Lì non c’è niente che non ci fosse prima. Sto solo usando la luce perchè tu guardi come sono certe gocce in certi momenti. Ora cosa vedi?

La luce si spense.

– Niente.

– Sto facendo esattamente la stessa cosa, ma con la luce ultravioletta. Non riesci a scorgerla.

– Ma che senso ha mostrarmi una cosa che non posso vedere?

Vorrei farti capire che il semplice fatto di vedere una cosa non significa che quella cosa si trovi lì. E se non vedi una cosa non significa che essa non sia lì: tu vedi solo ciò che i tuoi sensi ti fanno percepire.

[Douglas Adams, Praticamente innocuo]

Ecco una secondo breve estratto da “Praticamente innocuo”.
Questa volta si tratta di un dialogo fra la bambina Casualità (è il suo nome) e l’uccello Guida. L’uccello effettua una serie di prove per sintonizzare il suo modo di esprimersi e comunicare con quello della bambina.

Alla fine si giunge all’interessante riflessione sul fatto che non sempre quello che percepiamo corrisponde esattamente a cio che esiste nel mondo fisico. A volte (seppure raramente) possiamo percepire delle immagini illusorie oppure, più spesso, non percepiamo cose che invece esistono ma sono al di fuori delle nostre capacità sensoriali o cognitive.

Interessante quindi esplorare il funzionamento della percezione umana e i suoi limiti, in funzione della quale possono derivare delle scelte progettuali.
Affascinante e forse un po’ inquietante non essere perfettamente sicuri di ciò che vediamo, e di ciò che non possiamo vedere.
E tutto questo moltiplicato per 5, perchè sebbene spesso si faccia riferimento alla vista, lo stesso vale per gli altri sensi. Senza contare che a volte essi creano ponti fra di loro (sinestesie).

Le cose che non si possono in alcun modo rompere

emercency out of order

[fonte foto]

…varie persone che andavano a lavorare nei palazzi destinati ad accogliere il condizionamento automatico, parlarono con i tecnici addetti al Respir-Intell, e il dialogo si svolse circa così.

— Ma, se vogliamo aprire le finestre?

— Non avrete bisogno di aprire le finestre con il nuovo Respir-Intell.

— Sì, ma supponiamo che volessimo solo aprirle per un po’?

— Non avrete bisogno di aprirle nemmeno per un po’. A tutto provvederà il nuovo sistema Respir-Intell.

— Uhm.

— Godetevi il Respir-Intell!

— Va bene, e se il Respir-Intell si rompesse, funzionasse male o cose del genere?

— Ah! Una delle caratteristiche più intelligenti del Respir-Intell è che non può in alcun modo rompersi. Proprio così. Di questo non dovete assolutamente preoccuparvi. Godetevi i vostri respiri, adesso, e buona giornata.

(Fu naturalmente a causa dei Grandi Tumulti per la Ventilazione e il Telefono di SrDt 3454, che ora tutti i congegni meccanici, elettrici, quanto meccanici, idraulici e anche a energia eolica, a vapore o a pistoni devono per legge recare una certa scritta. Per quanto piccolo sia l’oggetto, i suoi progettisti sono costretti a infilare da qualche parte la scritta, perché essa è in fondo destinata a richiamare più la loro attenzione che quella dell’utente.

La scritta dice:
La principale differenza tra una cosa che potrebbe rompersi e una cosa che non può in alcun modo rompersi è che quando una cosa che non può in alcun modo rompere si rompe, di solito risulta impossibile da riparare.”)

[Douglas Adams, Praticamente innocuo]

Questa citazione tratta da Adams mi ha fatto sorridere, e mentre sorridevo mi sono accorto che portava con se degli argomenti importanti per un progettista. La riporto qui per condividerla con tutti, e con il proposito di presentarne altre in futuro.

L’osservazione finale è tanto spiritosa quanto vera! strizza l’occhio alla legge di Murphy e predice catastrofici guasti per contrappasso a chi tenta di produrre l’oggetto perfetto (“che non si può in alcun modo rompere”).

Gli insegnamenti per il progettista quindi sono (in ordine sparso):

  • tentare di progettare un oggetto perfetto va bene, ma non illudersi di esserci riusciti; qualcuno o qualcosa troverà prima o poi il modo di provocare un guasto
  • prevedere che le cose si possono guastare; e di conseguenza prevedere un modo per ripararle facilmente
  • se non è conveniente riparare prevedere una facile sostituzione, e di conseguenza un facile smaltimento (vedi disassemblabilità, oggetti monomaterici, ecc)
  • meno componenti ci sono e meno sono i componenti che potranno guastare: la semplicità (ragionata) paga anche sotto questo aspetto.

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appunti di viaggio: il finestrino del treno

treno

Viaggiavo qualche giorno fa su un Cisalpino Milano-Lugano.

In un gruppo di sedili del lato opposto al mio una signora di media età desiderava abbassare la tendina per togliersi il sole dagli occhi.

Afferra il bordo della tendina e tira verso il basso. La tendina non si muove. Tira più forte, poi comincia a lamentarsi per il materiale non funzionante delle ferrovie. Vengono in suo soccorso le persone che stavano nei sedili adiacenti, chi provando ad aggrapparsi alla tenda per farla scendere (senza risultato), chi sostenendo l’invettiva contro i treni sempre rotti.

Ora svelerò alla signora (e a voi) l’arcano motivo che impediva alla sua tendina di funzionare: (altro…)

Una panchina per Milano

Una delle moltissime manifestazioni che hanno affollato la settimana del salone del mobile è stata la presentazione di “Una panchina per Milano”. (altro…)

lettura di oggetti: Falkland

Falkland – B. Munari – Danese – 1964

falklandLa lampada appesa Falkland è costituita da un tubo elastico in filanca teso fra sette anelli metallici di diametri diversi fra loro e sempre maggiori del diametro del tubo elastico stesso. La luce, emessa da un riflettore in alluminio contenuto nella parte alta della calza, è diffusa dalla calza stessa lungo tutta la lunghezza della maglia. La lampada si forma da sola estraendola dalla scatola e appendendola. Imballata risulta alta tre centimetri più il riflettore.
munari E’ evidente come Munari nel progettare questa lampada si sia ispirato alle calze da donna ma anche ai lampadari giapponesi di carta e listelli di legno e, convinto sostenitore del fatto che dalla natura si possa imparare molto, alla pianta di bamboo. Lo stesso Munari in “Arte come mestiere” scrive: “Si potrebbe anche dire una forma naturale: la natura infatti crea le sue forme secondo la materia, l’uso, la funzione, l’ambiente. [...] Naturalmente il designer non opera nella natura ma nella produzione industriale e quindi sarà un altro tipo di spontaneità che nascerà dai suoi progetti, una forma di naturalezza industriale, dettata dalla semplicità e dalla economia costruttiva. C’è un limite oltre il quale non si può andare, nel senso della semplicità costruttiva ed è eccitante arrivare a quel punto.”(1)
Munari è sempre rimasto affascinato dall’equilibrio e dalla gravità, basti pensare alle macchine inutili o ai filitesi, in questo caso questi elementi contribuiscono a creare una forma logica, spontanea e quindi bella. Inoltre, esponente di un design che si preoccupava più delle persone che del vedere la propria produzione su qualche rivista, ricerca delle soluzioni semplici, comprensibili ed economiche(2). La lampada Falkland è la trasposizione nella pratica di un grande principio espresso da Munari: “Osservare a lungo, capire profondamente, fare in un attimo”. Una forma derivante dall’osservazione della natura e delle forze che la regolano; dalla comprensione profonda dei bisogni che si vogliono soddisfare e dei materiali che si hanno a disposizione; dettata dalla fantasia e dalla semplicità e proprio per questo portatrice di un qualcosa di beffardo.

note:
1. Bruno Munari, Arte come mestiere, Economica Laterza, 1997, Bari.
2. Molte sono le occasioni in cui Munari ribadisce l’importanza di trovare soluzioni economiche nella progettazione proprio partendo dal presupposto che il design debba essere accessibile al maggior numero di persone possibile, a riguardo vale la pena ricordare in Da cosa nasce cosa : “…tutto ciò che è appeso costa meno di ciò che è appoggiato.”