Progetta come se te ne fregasse davvero qualcosa!

Manifacturing – il design del futuro

manifacturing

[fonte immagine]

Sabato scorso in compagnia di Alice e Luca ho avuto il piacere di essere al Piemonte Share Festival.

I ragazzi di Todo hanno presentato i loro lavori e Massimo Banzi ha illustrato le potenzialità di Arduino (di cui magari vi parlerò in un articolo dedicato). Infine è giunta l’ora del quartetto Norman-Sterling-De Biase-Bistagnino.

Donald Norman, in tour in italia per presentare il suo nuovo libro, si è confrontato con gli altri tre colleghi e con il pubblico riguardo alle nuove “macchine intelligenti” e alle responsabilità dei progettisti.

Premesso che la parola design qui ha un significato molto vicino a progetto e più lontano da stile ed estetica, la discussione si è svolta nella direzione di una progettazione centrata sull’utente (e non sulle funzioni, sul marketing o sul designer).

… utensili da cucina immancabili in ogni lista di nozze che si rispetti (come soprammobili, poi vai alla Coop e ti prendi un cavatappi, uno spremiagrumi, uno schiaccianoci che funzioni) . [fonte]

Poi arrivano gli oggetti del futuro, quelli che sono automatici, che sono “intelligenti” che pensano a tutto, salvo poi avere qualche problema di comunicazione con gli umani. Forse perchè, come per i computer, non si può parlare di intelligenza, ne tantomeno di stupidità: solo di spietata logica! uomini e macchine appartengono a due mondi diversi (analogico e digitale) che possono essere complementari solo quando si viene a creare un dialogo proficuo fra i due, e non quando uno cerca di comandare l’altro.
Questo è un tema che percorre tutto il libro di Norman. (altro…)

ATTRAVERSAMENTI 07

Il primo festival biennale della grafica

ATTRAVERSAMENTI 07

Da graphic designer quale sono mi sembra giusto mettere sul piatto un evento preparato, impacchettato ed infiocchettato dal “Ministero della Grafica“.

Si vocifera che il programma specifico sia ancora provvisorio, ma ATTRAVERSAMENTI si terrà fra Trevi e Città di Castello – Umbria – dal 13 al 16 settembre 2007 il primo festival di grafica Italiano.

Messa in piedi grazie al patrocinio di AIAP, ADI, ADCI, Sistema Design Italia, TURN (la nuova design community di Torino) e Touring club Italiano, la manifestazione prevede quattro giorni dedicati alla grafica con mostre (Foligno, Montefalco, Perugia, Spello, Spoleto), eventi, woskshop, musica, feste, ecc…

Il festival sarà aperto a tutti ed il Ministero sta arruolando volontari:

“Abbiamo bisogno dell’aiuto di molti per realizzare questo progetto: la partecipazione dei designer (studi, singoli, studenti), delle imprese e delle istitituzioni.” si legge sul sito.

Attraversamenti si propone di essere un luogo di incontro, di promozione della cultura del progetto,un occasione per farsi conoscere, una vetrina, una possibilità, una forma di condivisione, un giusto palcoscenico per quello che ritengo sia il più bel mestiere del mondo.

Per tenervi costantemente aggiornati sugli sviluppi del progetto consultate il giallissimo sito del Ministero.

Vizi e virtù di un designer_ Amore a prima vista

do not fall in love

Non lo lasceresti mai. Così bello, così tuo, insomma, quello giusto…Si decisamente quello che fa per te. Perfetto!
Tutti sembrano volerti dare consigli che vanno contro la tua scelta… ” Potrebbe essere meglio se…” oppure “Ma sei proprio sicura che…?” Sì, sono sicura.
Per quanto tu possa pensarci sopra non cambia niente. Per quanto tu possa vagliare altre soluzioni la tua appare sempre la migliore.
Poi ad un certo punto ti accorgi che sei di fronte ad un vicolo cieco, ma ormai, ahimè, è troppo tardi.
E’ successo! Quello che capita almeno una volta nella vita. Ti sei innamorata… ti sei innamorata della tua idea. (altro…)

Ma per chi lo facciamo?

 

Quando ho cominciato a studiare disegno industriale mi sono chiesto, come credo abbiano fatto tutti, cosa volesse dire fare design. Mi sono chiesto quale dovesse essere il ruolo del designer nella società, quale dovesse essere il suo rapporto con le aziende e con le persone che poi utilizzeranno gli oggetti da lui progettati. Le risposte che ho trovato a queste domende non le ho mai ritenute definitive, le ho però prese come guida in quello che stavo facendo, mi sono detto che tipo di persona volessi diventare e cerco in ogni circostanza di comportarmi di conseguenza. Insomma mi sono creato una definizione di cosa deve essere un designer e faccio di tutto per rientrare in quella definizione. Non sono sicuro di avere ragione, quello che sono e la mia cultura mi ha portato a fare certe scelte piuttosto che altre.
Una delle tante piccole conclusioni alle quali sono arrivato si potrebbe sintetizzare con la frase: il design non è progettare oggetti belli. Voglio dire che sarebbe impoverente per questo lavoro se tutto si esaurisse con il disegnare un bel lavandino che stupisca per la sua forma.
Nell’articolo ‘cuspidi‘ viene detto che gli aspetti che ci si trova a dover prendere in considerazione sono innumerevoli e che si presentano come dei bivi o appunto delle cuspidi di fronte alle quali bisogna decidere in che direzione proseguire. Su questo sono daccordo, e credo che siano la cultura e le conoscenze del progettesta che gli forniscono i mezzi necessari a fare una scelta. Oggi però sembra quasi che molte di queste cuspidi non le si affronti neppure, forse perchè manca la capacità o la volontà di vederle per quello che sono. Oggi per esempio manca l’idea importantissima che il design abbia una valenza sociale. Le aziende sanno bene che i loro prodotti possono esrcitare un enorme influenza sulla società, alcune imprese lavorano ormai solo per incrementare questo aspetto dei loro prodotti trasformandoli in oggetti simbolo e culto. Il problema è che il disegno industriale non dovrebbe assecondare queste tendenze, dovrebbe cercare di migliorare la società non di diventarne l’oppio, una rivoluzione comprende anche il dare nuova forma agli oggetti, lo sapevano bene le avanguardie artistiche che univano al design un desiderio di cambiamento e di miglioramento.
Perchè tutto questo oggi non esiste più? Sono le divisioni marketing che progettano e noi dobbiamo solo disegnare quello che loro ci dicono? Il designer deve mettere cultura negli oggetti, deve fare scelte e a volte dovrebbe decidere di progettare qualcosa per migliorare i comportamenti delle persone. Quello che chiede il mercato non è necessariamente giusto e santo, a volte andrebbe combattuto. Il ruolo del designer, si è già detto mille volte, è un ruolo di responsabilità perchè gli oggetti entrano a far parte della nostra vita quotidiana e la condizionano e come una sedia può indurci ad assumere una postura sbagliata che potrebbe far male alla nostra schiena così un qualsiasi oggetto può farci assumere un atteggiamento sbagliato nel nostro modo di vivere e distorcere i nostri valori.
La proliferazione alla quale stiamo assistendo oggi di oggetti belli e basta, fatti per riempire le pagine di stupide riviste patinate e per lasciare a bocca aperta le persone difronte a futuristici shoow-room non solo ha fatto perdere ai designer il loro roulo ma ha anche inaridito questo mondo, lo ha trasformato in uno spettacolo che tutti possono condurre. Il design è diventato un prodotto commerciale a sua volta, un vantaggio competitivo, un etichetta da mettere vicino alla data di scadenza.

Impara l’arte e mettila da parte

Milano, Salone del mobile. Come dice Jester Simon l’orgia milanese del design. Tutti ci devono essere, tutti ne vogliono parlare.
Anche i telegiornali si attengono al loro dovere di informare e così si da la notizia del salone unendo le immagini di qualche oggetto curioso trovato qua e là, al salone, al satellite o al fuorisalone, ecc. La mia impressione è che spesso chi parla non sia competente in materia e tratti gli argomenti con superficialità e imprecisione. Bene, ho criticato un po’ i giornalisti dei tg ma non è questo il motivo principale per il quale scrivo.
In un servizio del tg1 relativo al sopracitato salone ho sentito parlare del design in questi termini: il design rende l’arte alla portata di tutti, permette di comprare un’opera d’arte a prezzi accessibili
Mi lascia molto perplesso sapere che molte (forse la maggior parte) persone considerano i designer delle specie di artisti che modellano gli oggetti secondo il loro estro. Il design non è forse progettazione? un processo di sviluppo e affinamento e non un’intuizione istantanea? Io le sedie le compro per sedermici sopra e starci comodo, e le voglio usare e usare e ancora usare finchè dopo dieci anni porteranno i segni del tempo e del silenzioso servizio che hanno svolto e allora vedendo quei segni di usura aprrezzerò quell’oggetto che ha svolto la sua funzione così bene.
Insomma io voglio degli oggetti da usare e non da esporre.