Vizi e virtù di un designer_ Amore a prima vista

do not fall in love

Non lo lasceresti mai. Così bello, così tuo, insomma, quello giusto…Si decisamente quello che fa per te. Perfetto!
Tutti sembrano volerti dare consigli che vanno contro la tua scelta… ” Potrebbe essere meglio se…” oppure “Ma sei proprio sicura che…?” Sì, sono sicura.
Per quanto tu possa pensarci sopra non cambia niente. Per quanto tu possa vagliare altre soluzioni la tua appare sempre la migliore.
Poi ad un certo punto ti accorgi che sei di fronte ad un vicolo cieco, ma ormai, ahimè, è troppo tardi.
E’ successo! Quello che capita almeno una volta nella vita. Ti sei innamorata… ti sei innamorata della tua idea. Almeno ti sei accorta dell’errore (ma non sempre si è così fortunati)!
Non sai se è stato per cocciutaggine, per troppa presunzione, per pigrizia o chissà per cos’altro ma ti sei bloccata, paralizzata sulla prima che ti è venuta in mente, o forse la seconda, la terza. Non sei andata avanti. Una linea sul foglio ti ha talmente ispirato, travolto ed esaltato che hai dichiarato finito il progetto. Ad ogni ostacolo che ti si presentava di fronte hai semplicemente plasmato il “progetto” quel minimo indispensabile da considerare il problema accantonato.
La peggiore delle cose che possa capitare ad un designer.
Innamorarsi di un’ idea è paralizzante non solo per il processo di crescita e di sviluppo di un progetto, ma anche di quello del progettista. Accontentarsi, forse non è nemmeno quello.
Fatto sta che vuol dire bloccarsi sulla prima arrivata, precludendo la strada ad una soluzione forse migliore, forse più coerente. La cosa peggiore è che vengono minimizzati gli effetti della ricerca compiuta a monte e che si fa tendere a zero l’efficacia delle informazioni raccolte con tanto dispendio di tempo ed energia. Tale ricerca diviene sterile e poco costruttiva in quanto non si procede mai ad una vera e propria revisione del progetto, ma al massimo si cercano di smussare gli spigoli più evidenti.
L’innamoramento sconvolge il “corretto”, se così vogliamo chiamarlo, iter progettuale.
“Ho avuto un’idea!” Ok può essere plausibile, ma siamo sicuri che la nostra idea sia fattibile? Che serva a qualcuno? Che risolva un bisogno obiettivo? Che possa essere recepita ed accettata dal mercato?
Il processo di design dovrebbe farsi carico di tutti gli aspetti che identificano: il contesto, gli stakeholders (attori che verranno in contatto con il nostro prodotto), l’ambiente, la producibilità, le tecnologie, i materiali, gli aspetti semantici, semiotici e psicologici, la prossemica , l’ergonomia, la comunicazione, e via dicendo e fare della ricerca compiuta uno stimolo per trarre dei valori guida e degli spunti per giungere ad un risultato.
Il designer non è né un artista né un inventore e design è progettare un determinato qualcosa in funzione di un determinato qualcuno.
Il darsi dei “paletti” nella progettazione, non deve essere vissuta dal designer come una forzatura. Tali vincoli non sono imposizioni ma sono piuttosto un filo da seguire per venire a capo di un processo nella maniera più corretta e coerente con il contesto progettuale.
Che senso avrebbe progettare un costosissimo ed ultra tecnologico sgocciola cetriolini, quando tutti usano le dita e nei casi di maggiore educazione una forchetta?
La coerenza e la fluidità del metodo devono quindi essere alla base di una progettazione dinamica ed iterativa, cosciente del contesto di riferimento e dei pericoli a cui si può andare in contro durante il percorso.

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