Starck nudo e crudo

Qualche giorno fa discutendo con un collega mi è capitato di parlare di Philippe Starck, abbiamo discusso dei suoi lavori e di quello che rappresenta nel mondo del design. Ho confidato a questo amico quanto mi sarebbe piaciuto parlare con lo stesso Starck e fargli alcune domande e indovinate cosa mi ha dato: il suo indirizzo e-mail! Così, con non pochi sforzi soprattutto dovuti alla lingua, sono riuscito a iniziare una breve corrispondenza con Philippe Starck e per il piacere di tutti gli effezzionati dell’Infundibolo sono riuscito a convincerlo a rilascirmi una intervista molto interessante anche se breve. Leggetela fino in fondo e fateci sapere.

Nicola: Prima di tutto la ringrazio per l’opportunità che ci sta dando, è un onore intervistare un mito del design come lei.

Starck: Mi fa molto piacere parlare del mio lavoro con persone che si occupano veramente di design, quando si diventa famosi si finisce sempre per essere avvicinati da gente che non ha neppure idea del lavoro che c’è dietro alla progettazione di un oggetto, tutti vogliono solo sapere come mi è venuta quella particolare idea e quando ho avuto l’ispirazione, come se questo mestiere fosse fatto di illuminazione e non di ragianomento.

N: Molti però la descrivono come un poeta…

S: Questo è vero e tutto sommato mi fa piacere ma non bisogna dimenticarsi che i poeti non scrivono, almeno non tutti, cadendo in trance o cose del genere. Scrivere una poesia vuol dire seguire delle regole e sapere anche quando infrangerle. Solo chi ha un idea romantica dell’artista pensa ad esso come al distruttore delle regole, le opere più grandi della storia non sono nate dal caso ma sono il frutto di lavoro e mediazione.

N: I suoi lavori a volte sembrano quasi vivere di una vita propria, vere e proprie sculture capaci di sopravvivere anche senza un contesto. Questo non è contrario all’idea che vorrebbe il design come qualcosa di discreto che esiste ma senza farsi notare troppo e senza togliere spazio alle persone?

S: E’ difficile per me rispondere a questa domanda, è vero gli oggetti non dovrebbero sovrastare le persone e diventare invadenti però questo principio può essere interpretato in modi molto diversi. Io sono convinto che gli oggetti siano destinati a scomparire per essere integrati direttamente nel nostro corpo ma fino a quando questo non avverrà credo che gli oggetti debbano essere divertenti. Oggi il mondo non permette di essere designer, o almeno non come lo si intendeva negli anni cinquanta in Italia, le variabili che andrebbero prese in considerazione sono troppe e spesso troppo complicate, io cerco solamente di fare oggetti che siano simpatici, che possano strappare un sorriso quando uno se li ritrova davanti camminando per casa. Magari non saranno funzionali come qualche integralista vorrebbe, però anche quando non fanno il loro lavoro alla perfezione uno è disposto a perdonarli e finisce per non arrabbiarsi. Prendiamo per esempio un oggetto progettato nei minimi dettagli ma ne spiritoso ne bello, quando lo si userà sicuramente si rimarrà contenti della funzionalità, di quanto bene fa il suo lavoro ma il fatto è che a volte ci arrabiamo con le cose che ci circondano perchè siamo arrabbiati noi e allora è forse meglio avere davanti qualcosa per la quale proviamo affetto.

N: Tra non molto a Milano ci sarà il consueto appuntamento con il Salone del Mobile, pensa di andarci?

S: Ora come ora non lo so, normalmente riesco ad andarci almeno un giorno però quest’anno ho molti impegni in Cina e può darsi che sia via in quei giorni.

N: Molti giovani andranno a esporre il proprio lavoro, lei pensa che ci sia del nuovo da qualche parte?

S: Non credo che ci sia molto di nuovo in giro, quasi tutti i giovani dei quali conosco il lavoro cercano solo di stupire, di fare gli artisti. Spero che l’immagine che hanno dato di me non abbia contribuito a creare questi nuovi designer che vogliono solo diventare famosi e ricchi. Il design non ha bisogno di cose nuove ma di cose giuste, le novità vere sono frutto della ricerca e non semplicimente di un bel disegno.

N: Quindi che consiglio si sente di dare ai giovani?

S: Osservare le persone e interessarsi di tutto, fare design non vuol dire saper usare bene qualche programma di grafica o disegnare come Raffaello. Il design è cultura e la cultura è dappertutto, nei libri che leggiamo, nelle canzoni che ascoltiamo, nei film che andiamo a vedere, nelle persone con le quali parliamo. Io sono diventato famoso e non so bene neppure come sia successo, però è importante rimanere umili e non perdere la capacità di stupirsi delle cose.

N: I suoi oggetti sono famosi in tutto il mondo e sono apprezzati da tutti, sono anche diventati in qualche modo un simbolo di classe e di gusto, secondo lei il design dovrebbe essere per tutti o solo per un elite?

S: Sono convintissimo che il design dovrebbe essere per tutti, a volte però il designer deve sottostare a quello che decidono le imprese e come tutti sappiamo le imprese se ne fregano di cosa sia meglio per le persone. Molti mi hanno accusato di fare design costoso e devo ammetterlo i miei oggetti vengono venduti a un mare di soldi ma non dipende da me. Se guardate i miei progetti non impiegano mai materiali costosi o lavorazioni impossibili, certo sono ricercati e hanno forme accattivanti però sono semplici nell’insieme, non posso farci molto se poi l’azienda, solo perchè l’ho disegnato io, decide di assegnargli un prezzo spropositato.

N: Bene, ci aravamo messi daccordo per nove domande e non voglio venir meno hai nostri patti, l’ultima domanda quindi voglio fargliela a proposito di una cosa alla quale a fatto riferimento prima e cioè la Cina, cosa ne pensa della preoccupazione che tutti provano per la concorrenza cinese?

S: Io penso che il paese Cina dovrebbe prendersi più cura dei lavoratori e non permettere che vengano sfruttati. Nello stesso tempo però vedo in Europa e in America un sacco di gente che si preoccupa di come le cose che fanno loro costano meno e di come ci copiano tutto, ma sinceramente la Cina ha una storia ancora più antica della nostra, quando decideranno di usare la loro cultura e di mettersi a creare oggetti costruiti e disegnati da loro saranno veramente più forti. Non ho idea di quale possa essere la soluzione per le imprese europee, forse investire di più nella ricerca.

N: La ringrazio ancora del tempo che ci ha dedicato e della sincerità che ha riservato all’Infundibolo Cronosinclastico, prima di salutarla voglio solo togliermi una curiosità: lei è una persona simpatica e questo lo si vede anche dagli oggetti che disegna e dalle foto che si fa fare, ha qualche idea per il primo di Aprile?

S: Non so, forse farò finta di intervistare un designer di fama mondiale, sai di quelli che probabilmente vivono in una villa con una piscina grossa come il lago di Como e di certo non si fanno avvicinare dal primo sconosciuto, e mi inventerei domande e risposte facendogli dire in questo modo quello che voglio e che mi piacerebbe sentirgli dire ogni tanto.

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Spero che nessuno si sia offeso, dubito che Mr. Starck visiti l’Infundibolo Cronosinclastico in ogni caso gli chiediamo scusa se lo abbiamo offeso e anzi il fatto che abbiamo deciso di usare proprio il suo nome è dimostrazione ulteriore della sua fama in questo mondo.

In chiusura volevo solo dire che questa intervista è si uno scherzo, non per questo i suoi contenuti sono ridicoli anzi le risposte che ci siamo permessi di attribuire a Mr. Starck ribadiscono ancora una volta quale dovrebbe essere secondo noi il ruolo del designer.

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