Ma per chi lo facciamo?

 

Quando ho cominciato a studiare disegno industriale mi sono chiesto, come credo abbiano fatto tutti, cosa volesse dire fare design. Mi sono chiesto quale dovesse essere il ruolo del designer nella società, quale dovesse essere il suo rapporto con le aziende e con le persone che poi utilizzeranno gli oggetti da lui progettati. Le risposte che ho trovato a queste domende non le ho mai ritenute definitive, le ho però prese come guida in quello che stavo facendo, mi sono detto che tipo di persona volessi diventare e cerco in ogni circostanza di comportarmi di conseguenza. Insomma mi sono creato una definizione di cosa deve essere un designer e faccio di tutto per rientrare in quella definizione. Non sono sicuro di avere ragione, quello che sono e la mia cultura mi ha portato a fare certe scelte piuttosto che altre.
Una delle tante piccole conclusioni alle quali sono arrivato si potrebbe sintetizzare con la frase: il design non è progettare oggetti belli. Voglio dire che sarebbe impoverente per questo lavoro se tutto si esaurisse con il disegnare un bel lavandino che stupisca per la sua forma.
Nell’articolo ‘cuspidi‘ viene detto che gli aspetti che ci si trova a dover prendere in considerazione sono innumerevoli e che si presentano come dei bivi o appunto delle cuspidi di fronte alle quali bisogna decidere in che direzione proseguire. Su questo sono daccordo, e credo che siano la cultura e le conoscenze del progettesta che gli forniscono i mezzi necessari a fare una scelta. Oggi però sembra quasi che molte di queste cuspidi non le si affronti neppure, forse perchè manca la capacità o la volontà di vederle per quello che sono. Oggi per esempio manca l’idea importantissima che il design abbia una valenza sociale. Le aziende sanno bene che i loro prodotti possono esrcitare un enorme influenza sulla società, alcune imprese lavorano ormai solo per incrementare questo aspetto dei loro prodotti trasformandoli in oggetti simbolo e culto. Il problema è che il disegno industriale non dovrebbe assecondare queste tendenze, dovrebbe cercare di migliorare la società non di diventarne l’oppio, una rivoluzione comprende anche il dare nuova forma agli oggetti, lo sapevano bene le avanguardie artistiche che univano al design un desiderio di cambiamento e di miglioramento.
Perchè tutto questo oggi non esiste più? Sono le divisioni marketing che progettano e noi dobbiamo solo disegnare quello che loro ci dicono? Il designer deve mettere cultura negli oggetti, deve fare scelte e a volte dovrebbe decidere di progettare qualcosa per migliorare i comportamenti delle persone. Quello che chiede il mercato non è necessariamente giusto e santo, a volte andrebbe combattuto. Il ruolo del designer, si è già detto mille volte, è un ruolo di responsabilità perchè gli oggetti entrano a far parte della nostra vita quotidiana e la condizionano e come una sedia può indurci ad assumere una postura sbagliata che potrebbe far male alla nostra schiena così un qualsiasi oggetto può farci assumere un atteggiamento sbagliato nel nostro modo di vivere e distorcere i nostri valori.
La proliferazione alla quale stiamo assistendo oggi di oggetti belli e basta, fatti per riempire le pagine di stupide riviste patinate e per lasciare a bocca aperta le persone difronte a futuristici shoow-room non solo ha fatto perdere ai designer il loro roulo ma ha anche inaridito questo mondo, lo ha trasformato in uno spettacolo che tutti possono condurre. Il design è diventato un prodotto commerciale a sua volta, un vantaggio competitivo, un etichetta da mettere vicino alla data di scadenza.

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