Cuspidi

Il mestiere del designer è quello di trovare soluzioni a problemi, o meglio di soddisfare i desideri del mercato attraverso la progettazione di oggetti. Il mercato può essere costituito da un gruppo molto numeroso di persone, addirittura da tutta la popolazione mondiale, oppure può essere un ristretto gruppo che necessita di una soluzione per un problema specifico che la maggior parte della popolazione non sente. Il designer “ascolta” il mercato, individua e definisce questi desideri e li risolve. E’ evidente anche da questa estrema semplificazione che i momenti in cui prendere una decisione che finirà con il condizzionare l’intero cammino (quei momenti che Heinlein chiamerebbe cuspidi) sono innumerevoli. Basta infatti che ci sia un leggero rumore che disturbi l’ascolto iniziale e il messaggio proveniente dalle persone verrà recepito in maniera distorta o incompleta, oppure un errore o un’omissione nell’individuazione o nella definizione del problema può portare a non considerare aspetti fondamentali del desiderio che si sta cercando di soddisfare. Ammettendo in ogni caso che si riesca a conoscere e a definire perfettamente il bisogno dal quale partire la fase di progettazione porta con se innumerevoli cuspidi. Ogni designer ha un modo, dettato dalle convinzioni e dalla cultura, di reagire di fronte a questi bivi e è naturalmente portato a imboccare una strada piuttosto che un’altra. Ma quali principi devono condizionare queste scelte per ottenere un buon design? Molti diranno che la funzionalità e le prestazioni sono la prima cosa da difendere in un oggetto, altri parleranno di usabilità come del principio da avere come guida, altri ancora faranno appello alla bellezza. Sarebbe comodo concludere questo discorso dicendo che, come spesso accade, la verità sta nel mezzo e che un giusto equilibrio di questi ingredienti è la soluzione migliore. Cerchiamo però di fare alcune considerazioni: da pochi giorni è uscito in Italia il nuovo libro “Emotional design” di Donald Norman, il quale sostiene che il rapporto che una persona instaura con un oggetto si può suddividere in tre modi, quello viscerale, quello comportamentale e il modo riflessivo. Il livello viscerale è quello dell’impatto iniziale con un oggetto, è quello dei sensi, che guarda alla forma e alla sensazione che produce. Il livello comportamentale guarda l’utilizzo, funzione, prestazione e usabilità. A livello riflessivo entra in gioco la coscienza, i sentimenti e il raziocinio. Per semplificare si potrebbe dire che il livello riflessivo è una sorta di livello di sintesi in cui le emozioni e le considerazioni razionali si fondono e che si crea solo dopo gli altri due. Alcuni progettisti ritengono che soddisfare il livello comportamentale sia la cosa più importante e che una volta fatto questo si possa pensare anche alla bellezza. Il bello è la conseguenza del giusto e in ogni caso una persona messa difronte ad una scelta preferisce usare un oggetto che funzioni bene piuttosto di uno solo attraente. Il problema è che non sempre un oggetto che faccia un lavoro utile, che lo faccia bene e che permetta a chi lo utilizza di fare tutto con la massima facilità e immediatezza è anche piacevole da usare. A volte infatti questo tipo di design che si preoccupa così tanto dell’utente o per meglio dire che se ne preoccupa percorrendo questa strada può risultare sterile, arido. Come fare un viaggio senza mai potersi allontanare dal percorso che l’agenzia ha stabilito. Certamente l’organizzatore avrà studiato l’itinerario in modo da vedere più cose possibili con il minimo sforzo ma va perduta quella sensazione di scoperta e possesso privato tanto importante quando si fa un’esperienza. D’altro canto quando un progettista decide che il suo fine è creare un oggetto bello indipendentemente dal fatto che soddisfi il livello comportamentale fa una scelta contro il bene dell’oggetto, è come se lo rendesse meno corretto perché frutto di una volontà che non pensa all’utilizzatore finale ma solo a chi lo sta progettando. Fare una scelta puramente estetica è fare una scelta egoistica che serve solo a soddisfare un esigenza privata del progettista.
Soddisfare il livello viscerale può essere una strada ma spesso il rapporto nato per un’attrazione di questo tipo è breve (stiamo ancora parlando di oggetti), esaudire solo i bisogni comportamentali può far diventare l’oggetto muto, inespressivo. Riuscire ad appagare il livello riflessivo invece vuol dire creare un rapporto ricco e duraturo. Il bello risveglia l’animale, il giusto insegna al cervello, il bello e giusto parlano con l’anima.

Nicola Esculaci

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