Come cambia il significato di Design

Il designer non è libero nelle sue scelte, deve infatti sottostare a vincoli rigidi dettati dal contesto. Il cambiamento del contesto, quindi, porta inevitabilmente ad un cambiamento del modo di fare Design. Il problema sorge quando questi cambiamenti coinvolgono i principi alla base di questa disciplina.

Uno dei primi problemi che ci si trova ad affrontare quando si comincia a studiare il design è la definizione stessa della parola. In Italia si è sempre parlato di Disegno Industriale, la nostra passione per le parole straniere ci ha portati però ad adottare il termine Design che originariamente in inglese ha un significato molto più generale, molto più simile al nostro “progetto”. Questa differenza sembrea quasi voler segnare la separazione tra il vecchio Disegno Industriale degli anni ’60 e il nuovo Design degli ultimi anni. I due termini non dovrebbero avere differenze nel loro significato ma in reraltà nel momento in cui si è sostituito il termine Disegno Industriale con quello di Design si sono persi alcuni principi fondamentali legati al momento storico. Il Disegno Industriale nasce infatti in un paese relativamente povero, appena uscito da una guerra, con importanti imprese che fanno ricerca e con una nuova generazione di progettisti che vedono il progresso e l’innovazione come un qualcosa di cui devono usufruire più persone possibili ma anche con un’idea di produzione, soprattutto nelle piccole e medie imprese, ancora molto vicina all’artigianato. Questi elementi, sommati al tipo di mercato con il quale avevano a che fare, davano al designer la possibilità di progettare avendo a disposizione molto più tempo, di concentrarsi sulle effettive esigenze delle persone e sui bisogni reali, che andavano soddisfatti nel miglior modo possibile. Oggi invece il tempo a disposizione per portare a termine un progetto è sempre più breve, un designer anche se lavora in Italia avrà sempre a che fare con un mercato globale, mutevole, complesso, molto spesso saturo e per questo sempre più schiavo del marketing(1) . Le scelte di un designer possono sembrare libere ma in realtà sono sempre sottomesse a un contesto di priorità rigide, quindi non c’è da stupirsi che cambiato il contesto sia cambiato anche il modo di fare Design. Si dice spesso che la società è piena di contraddizioni, qualcuna di queste è penetrata anche nel modo di progettare gli oggetti, cinquant’anni fa si producevano macchine che consumavano e inquinavano più di quanto fanno le stesse macchine oggi ma duravano vent’anni, oggi inquinano meno e sono più facilmente disassemblabili per facilitarne il riciclaggio ma durano sei anni perché i mercati sono saturi e bisogna “obbligare” le persone a comprare. Qualsiasi persona che abbia studiato solo un po’ di economia sa che sono cose inevitabili e che non dipendono da una volontà crudele delle imprese ma da un loro semplice istinto di sopravvivenza. Queste nuove esigenze del mercato hanno cambiato sicuramente il modo di fare design ma non il suo significato, in quanto da sempre il designer deve mediare tra le esigenze dell’utilizzatore e quelle di chi produce(2) . Oggi però esiste anche una visione distorta del design che è quella che porta ad utilizzare questa parola come una sorta di formula magica per vendere i prodotti, il design diventa moda, arte. Questo porta il designer a diventare una star che progetta completamente libero da vincoli, sempre più vicino alla figura dell’artista. Gli oggetti perdono valore ma si caricano di significati sociali che li rendono sempre più invadenti e appariscenti. Questo nuovo modo di intendere la parola Disegno Industriale porta ad un cambiamento sostanziale del suo significato, il designer infatti invece di sparire e di lasciare che siano le persone i veri attori rimane come presenza forte e distintiva, gli oggetti è importante solo che siano stravaganti e riconoscibili. In questo modo la funzionalità passa in secondo piano ma anche l’estetica è spesso frutto di una semplice volontà personale, gli oggetti diventano idoli da venerare, incontestabili, incapaci di veicolare un insegnamento e anzi rischiano di scontrarsi con noi nella vita di tutti i giorni proprio perché non veramente progettati per l’uomo.

note:

1 Il marketing può essere un ottimo strumento per conoscere soprattutto quelle esigenze inespresse del mercato e per gestire i rapporti tra l’impresa e i suoi clienti ma diventa pericoloso quando si sostituisce al progettista.

2 Un oggetto può non durare molti anni proprio per l’esigenza che hanno le imprese di vendere in mercati saturi ma questo non significa che quell’oggetto non sia ben progettato.

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