Miss/Trust

Qualche sera fa, precisamente il 23 Marzo, insieme con Antonietta e Diego siamo stati alla mediateca di Santa Teresa a Milano per ascoltare Lawrence Lessig ospite dell’iniziativa Meet the Media Guru.
Non voglio qui ripercorrere la presentazione fatta da Lessig (si può rivedere qui), anche perchè non riuscirei a esprimere con la stessa semplicità e immediatezza tutti i concetti trattati, vorrei provare però a raccontare i temi trattati e fare alcune riflessioni.
L’argomento al centro dell’indagine di Lessig è la fiducia.
La fiducia che proviamo nei confronti di una persona o di una marca dipende da molti fattori ma in generale potremmo dire che dipende dalla capacità che ha questa persona o marca di essere giusta.
Certo in questo modo in realtà introduciamo un ulteriore elemento di discussione perchè il concetto di giusto non è così facile da delineare e probabilmente non è neppure il più corretto in questo contesto.
Possiamo dire che la fiducia è strettamente legata alla credibilità e la credibilità dipende dall’autonomia. Cioè dalla capacità di fare delle scelte, dare dei giudizi e dei consigli in modo libero da costrizioni o pressioni di qualsiasi tipo.
L’autonomia non garantisce affatto che un giudizio sia giusto ma assicura che, anche se sbagliato, sia dato in buona fede.
Quando però l’autonomia viene meno si ha una perdita di fiducia, una sfiducia e la perdita di autonomia si ha quando entrano nella partita i soldi.
Il discorso non è che i soldi sono il diavolo ma che i soldi nel contesto sbagliato non generano necessariamente falsità ma quasi certamente produrranno sfiducia.
La differenza tra falsità e sfiducia può sembrare ovvia ma è fondamentale quindi vale la pena approfondirla leggermente, facciamo un esempio: se un politico prende soldi da un’azienda e poi lo stesso politico vota una legge che in qualche modo favorisce quell’azienda (o magari più in generale il mercato dentro al quale opera quell’azienda) si genera nei confronti di quel politico una forma di sfiducia(forse l’Italia è un caso a parte) indipendentemente dalla buona fede del suo gesto.
La fiducia ha un valore inestimabile che spesso fa dimenticare anche mancanze reali, un piccolo esempio citato da Lessig stesso è Wikipedia, sono numerosi gli errori che vi si possono trovare all’interno ma la sua completa indipendenza, la mancanza di sponsor e quindi di denaro fanno si che nessuno possa dire “Non credo in Wikipedia perchè è fondamentalmente tutta questione di pubblicità”.
La lezione tenuta da Lessig proseguiva mostrando come, nonostante molti sostengano che il denaro non cambi i risultati ai quali la politica o la scienza giungono vi sia più di un caso in cui difronte a problemi apparentemente limpidi si è scelto di non vedere, facendo scelte chiaramente sbagliate perchè le persone chiamate a prendere le decisioni erano dipendenti da qualcuno che le aveva indirizzate verso una soluzione.
La dipendenza erode la fiducia e corrompe i risultati.
L’obiettivo è quindi quello di ripristinare la fiducia rimuovendo le dipendenze, per fare questo c’è bisogno di una dichiarazione per l’indipendenza così che le istituzioni mantengano la loro autonomia e così da rompere l’idea che per ottenere risultati bastino i soldi.
Anche perchè se si accetta che i risultati dipendano esclusivamente da i soldi che uno è in grado di usare automaticamente si accetta che la qualità di una persona e del lavoro che svolge non ha importanza o comunque ha un’importanza marginale.

Fino a qualche tempo fa la capacità che avevano le persone di entrare in posseso delle informazioni era molto bassa, le grandi scelte, le regole del gioco venivano redatte a nostra
insaputa. Quando molte persone delegano poche persone perchè queste prendano le scelte migliori per la collettività non è detto che quei pochi continuino a cercare di ottenere la miglior cosa per tutti e soprattutto il loro potere può essere in qualche modo comprato, indirizzato.
Oggi, che i problemi del sistema sono evidenti a chiunque, esiste per le persone un nuovo modo di aggregarsi, una nuova dimensione di coscienza sociale. Una nuova capacità di scambiarsi informazioni e di entrare in contatto gli uni con gli altri.
Ma in che modo una persona può attivamente fare qualcosa per eliminare questa situazione?
Il nostro compito è quello di iniziare una rivoluzione culturale così da minare alla radice questo sistema corrotto basato sulla dipendenza. Ma come realizzare questa rivoluzione?
Lessig prosegue citando Aldous Huxley: “Nei giorni prima della meccanizzazione, gli uomimni e le donne che volevano divertirsi erano costretti, anche in modo umile, a diventare artisti. Ora stanno immobili e consentono a dei professionisti di intrattenerli con l’aiuto delle macchine. E’ difficile credere che una cultura artistica possa fiorire in questa atmosfera di passività”.
Una delle risposte è proprio la partecipazione, la creazione di contenuti, artistici e politici, il ribaltamento di questa condizione di passività.
Non molto tempo fa gli strumenti a disposizione per chi volveva raggiungere un grande numero di persone con le proprie idee erano molto costosi e la selezione per accedervi era molto forte.
La tecnologia che oggi abbiamo a portata di mano quotidianamente ci permette di trasformarci in creatori di cultura, la rete ci consente di non essere semplici lettori ma lettori/scrittori (proprio come sto facendo io in questo momento) e questo è alla portata di tutti. Le potenzialità che abbiamo a disposizione oggi ci permettono di creare una una nuova forma di cultura libera, indipendente, a disposizione di tutti ma soprattutto fatta da tutti. Dal lettore, al lettore/scrittore fino al lettore/scrittore partecipante. In quest’ultima distinzione sta un’altro punto fondamentale, non basta produrre cultura ma bisogna condividerla e far si che gli altri possano costruire su di essa idee nuove.

Un ultima riflessione la voglio fare riguardo al mondo del product design visto che è di questo che mi occupo, gli oggetti sono un’espressione della nostra cultura quindi chi li progetta è un creatore di cultura o almeno dovrebbe esserlo. Progettare significa prendersi delle responsabilità, un oggetto fatto senza la consapevolezza delle proprie possibilità e dei propri obiettivi forse non ucciderà il suo utilizzatore finale ma è in un certo senso un’occasione sprecata. Nel mondo del product certi argomenti, che nell’universo del web sono tema di dabattito quotidiano fanno fatica ad essere assorbiti ma è forse nostro compito aprire il dibattito.

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