Formule segrete e design thinking

progetto caffettiera masochista

Le formule segrete nel design non esistono, ma possiamo cercare di costruirci un metodo progettuale che permetta di mettere a frutto nel migliore dei modi le abilità del o dei progettisti per poter ottenere un buon risultato.

Qui di seguito condivido con voi qualche pensiero che è nato da una piccola ricerca personale qualche tempo fa. Se non avete voglia di leggere l’antefatto e vi interessa il sodo saltate pure alla premessa.

Qualche tempo fa Luca Mascaro sul suo blog riportava un articolo di Michael Tiemann sul Design Thinking, in particolare sulle regole da lui adottate per la fase di Ideazione (brainstorming). È partita una piccola ricerca dal blog di Luca verso l’OSI board e l’AIGA, passando per qualche pagina di Wikipedia… Nel frattempo tanti termini hanno fatto riaffiorare qualche concetto del corso di “Metodi per il Design” della prof. Pizzocaro. Vi sembrerà un bel minestrone ma credo di avere imparato qualcosa, se vi va fatemi sapere cosa ne pensate.

Una premessa

Ciascun progetto è una storia a parte e non è sempre possibile trattarlo nello stesso modo. Se segue un metodo formato da fasi particolari non è per ingabbiare il processo di progettazione in una routine sicura (vedi “formula magica”) ma per avere una guida da seguire per non perdersi fra le infinite possibilità offerte dal caso. In questo modo se il progetto sarà semplice, articolato, complesso, definito, vago, rapido, lento, di volta in volta si potranno adattare i passi ma conoscendo la direzione in cui camminare.

John Chris Jones scrive:

“Una metodologia non dovrebbe essere un percorso fisso verso una destinazione fissa, ma una conversazione a proposito di tutto ciò che si potrebbe far accadere.
Il linguaggio della conversazione dovrebbe collegare la distanza logica tra passato e futuro, così facendo esso non limita la varietà di possibili futuri che sono in discussione ne dovrebbe forzare la scelta obbligata di un futuro” (spero di aver tradotto adeguatamente)

Risolvere un problema

Vari sono i metodi studiati negli anni (Forty Years of Design Research) e giungendo ai giorni nostri alcune caratteristiche sono spesso integrate o alla base dei metodi:

  • enfasi sull’utente (vedi user centered design)
  • utilizzo di metodi di ricerca semplici per validare le supposizioni con fatti
  • utilizzo del brainstorming e altri metodi per rompere gli schemi mentali e i preconcetti
  • incentivare la natura collaborativa del design con le altre discipline

Michael Tiemann nel suo articolo fa riferimento ai passi tipici del Design Thinking in particolare alla fase di ideazione… ma andiamo con ordine.

Citando Wikipedia, il Design Thinking, che oserei tradurre con “Pensiero progettuale”, è un processo per la risoluzione pratica e creativa di problemi.
Vengono poi indicate sette fasi, ma con la precisazione che essi possono non essere lineari e possono avvenire simultaneamente o essere ripetuti. Comunque riguardo a questo fate riferimento a quanto detto nella premessa :)

fasi percorso

Il flusso della progettazione attraversa una specie di marea, come si vede nella figura qui sopra, dove si verifica prima un andamento divergente, una ricerca e apertura di molteplici possibilità, e successivamente convergente verso la sintesi di una soluzione ottimale.

Lungo questa “marea” si possono disporre le fasi:
Definizione > Ricerca > Ideazione > Protipazione > Scelta > Implementazione > Apprendimento
Il numero di fasi non è importante, per qualcuno possono essere suddivise in 8, in 12 o in 23, quello che conta è il contenuto e l’andamento della “marea”: un processo generativo che produce molte idee per poi selezionare quella migliore.
Nel percorso secondo le necessità del caso potrebbe essere necessario reiterare alcune fasi affinando per passaggi il prodotto del processo, o espandere o contrarre alcune fasi, senza contare che come sottolinea Tiemann spesso il risultato del processo è la ridefinizione del problema iniziale.

  • Definizione
    E’ il punto fondamentale da cui partire ma è esso stesso interno al processo. Bisogna mettere tutti i paletti necessari alla comprensione e delimitazione del problema, considerando le richieste del committente.
  • Ricerca
    E’ l’inizio della fase divergente, comporta un aumento della complessità in quanto si comincia a scavare e cercare tutto attorno ponendo l’attenzione su qualsiasi cosa può contribuire a comprendere meglio e a risolvere il problema. Le modalità con cui è possibile svolgere la ricerca sono molteplici e possono andare in varie direzioni (analisi della storia del problema, raccolta di esempi di soluzioni al problema anche in altri campi, osservazione e colloqui con gli utenti finali, …). E importante infine organizzare le informazioni raccolte perchè possano essere analizzate.
  • Ideazione
    Continua la fase divergente in cui viè grande produzione di idee e stimoli. E’ importante innanzitutto identificare i bisogni e le motivazioni degli utenti e successivamente produrre più idee possibili senza giudicarle o dibatterle e favorire la contaminazione e la sovrapposizione di idee differenti (brainstorming). Durante le fasi di ideazione è utile registrare o tenere traccia di ciò che si produce.
  • Prototipazione
    L’elaborazione delle idee, combinate, ridefinite, espanse porta alla creazione di prototipi, anche grossolani che possono però essere sottoposti a utenti e committenti in modo da ricevere dei feedback. Eventualemte è possibile utilizzare i feedback per riformulare nuove idee e prototipi.
  • Scelta
    Inizia la fase di contrazione. Alla luce degli obiettivi che ci si sono prefissi, giunge l’ora di scegliere la soluzione migliore da portare avanti. E’ bene evitare di innamorarsi della propria idea per non alterare la scelta ottimale.
  • Implementazione
    E’ l’ora di stringere e concentrare gli sforzi sulla soluzione da portare al termine, se quello che sta a monte è stato svolto bene si potrà “…fare in un attimo” (Munari). Assegnare i compiti secondo le competenze di ciascuno e procedere nella parte esecutiva fino alla consegna al committente.
  • Apprendimento
    Non è finità :) per il futuro è importante comprendere ciò che è stato fatto e valutare dove e se può essere migliorato, raccogliento dati e impressioni dai consumatori e discutendo le scelte effettualte.

Dalla mia (piccola) esperienza ritengo che un processo simile possa dare i migliori frutti quando il gruppo di progettazione è composto da più persone bene assortite anche con competenze più disparate.

Brainstorming

Tornando al punto di partenza, Tiemann nel suo articolo espone le regole che adotta nelle sue sessioni di brainstorming. Ve le elenco, come sempre da prendere come uno spunto interessante da discutere e non come legge ;) Tenete presente che questa lista si riferisce alla fase di ideazione e che successivamente l’output dovrà essere selezionato ed elaborato. Questo è solo un buon punto di partenza.

  • Dichiarare l’ovvio
  • Niente gerarchia
  • Incoraggiare le idee ribelli
  • Costruire sulle idee degli altri
  • Nessuna critica, nessun giudizio
  • Cacciare l’avvocato del diavolo
  • Il disordine focalizzato è positivo
  • Sottolineare la successione di prove ed errori nella progettazione del genio solitario
  • Nessun genio solitario: le idee provengono da qualsiasi luogo; il processo creativo è collaborativo
  • Prova le cose e poi chiedi scusa, invece che chiedere il permesso
  • Prototipazione rapida per testare le cose per capire se funzionano
  • Fallire spesso per avere successo presto
  • Nessuna agenda segreta
  • Programmazione e gestione del tempo sono importanti
  • Generare più idee possibili: quantità vs. qualità
  • Stare concentrati

fonti:
wikipedia: design methods, design thinkin ; Getting Schooled in design ; AIGA design&business

3 Commenti

  1. _Nome di Fantasia Says:

    Non sono un arhitetto ma mi occupo di desig da decenni, disegno abbigliamento. Ho disegnato per anni e lo faccio tuttora, collezioni per griffes di fama internazionale.Ogni sei mesi disegno oltre trecento nuovi modelli o prototipi e in tanti anni non sono riuscita ancora a capire se scelgo le idee migliori. Dopo avere maturato una lunga esperienza disegnando prodotti per aziende italiane e francesi ho iniziato a lavorare all’estero per conto dei miei clienti europei. Mi sono impegnata al massimo per riuscire a fare in Cina, prototipi di altissimo livello utilizzando materie prime italiane e giapponesi e direi che ci sono riuscita. Infatti in questo momento le stò scrivendo dalla Cina. Mentre in passato avevo molti assistenti ed ero quindi abituata a lascire loro spazio per esprimere le loro idee, ora sono sola. La parte creativa la faccio da sola con l’aiuto di alcune persone che mi risolvono alcuni problemi pratici ma non hanno esperienza di design. La teoria del design thinking mi attrae, anche perchè sono anni che cerco di darmi delle regole e non ci riesco, anzi, prima di iniziare le collezioni ho un periodo, variabile per la durata, di patimenti, insonnia e mi sembra di avere un frullatore dentro la testa. Quando inizio a disegnare supero la crisi che si ripresenta puntualmente sei mesi dopo quando inizio la nuova stagione. Questa sera quando sono uscita dal mio ufficio ho lascito un caos tremendo di ritagli teli colori di tutto. Mi fa rabbia perchè mi infarcisco la testa di moltissime informazioni e prima di riuscire a sintetizzare soffro,
    sofro molto. Mi scusi se mi sono dilungata, mi farebbe molto piacere se mi desse un consiglio perchè lei è l’unico che ha spiegato con parole semplici e molto chiare il concetto di design thinking, dal quale credo di essere molto lontana ma che desidererei ardentemente riuscire a metterlo in pratica. La saluto cordialmente _Nome Di Fantasia

  2. _Nome di fantasia Says:

    Ho inviato il commento senza correggerlo, è molto tardi, quasi mattina, mi scusi per gli errori grazie ancora _Nome Di Fantasia

  3. Daneel Olivaw Says:

    Ciao _Nome Di Fantasia, provo a risponderti, ma premetto che non so se ho abbatanza competenza ed esperienza per farlo, e soprattutto, non so se esiste una risposta…

    Ad essere sincero il mondo dell’abbigliamento mi è sempre restato un po’ impenetrabile dal punto di vista progettuale. Forse perchè sono abituato ad un approccio basato più sulla funzione, mentre ho sempre avuto l’impressione che nell’abbigliamento (a parte qualche caso) si tratti di una progettazione molto basata sulla sensorialità e sull’estetica.

    E molto interessnte la tua descrizione della ‘sofferenza’, forse per te è un fatto molto fisico, ma credo che sia una cosa che faccia parte del progetto, una specie di travaglio, come nel parto.
    Cerco di spiegarmi: nell’immagine (striminzita) a metà articolo è visibile l’andamento divercente e convergente. prima si cerca, ci si guarda attorno, si esplora tutto ciò che potrà forse tornare utile, poi bisogna condensare tutto in un prodotto.. e qui vengono le scelte, i compromessi, la sintesi da molti a uno, ed è comprensibile che ci sia sofferenza. Perchè come scrivevo in apertura, la formula magica che risolve il problema in modo logico ed automatico non esiste.

    Quello che si può cercare di fare è individuare degli obiettivi e una direzione verso cui incamminarsi, per evitare di girare in tondo e non arrivare mai.

    Una cosa che ritengo molto utile è il confronto con altre persone, soprattutto se provenienti da ambiti diversi. Questo può aiutare ad avere una visione del problema da diversi punti di vista, e di conseguenza è possibile comprenderlo meglio.
    Per esempio parlando di brainstorming, mi piace molto il punto “Costruire sulle idee degli altri”. Non avere paura di prendere una cosa che un altro ha condiviso, e modificarla, migliorarla, e condividerla ancora e così via. Questo produce molte possibili soluzioni, che poi potranno essere selezionate o confuire nel prodotto finale.
    E per finire, ritengo importante anche una precoce fase di prototipazione, anche a bassa fedeltà, ma che mette subito in contatto l’idea astratta e la fisicità della materia. Questo contatto può stimolate sia un’evoluzione dell’idea che un confronto con le problematiche pratihe della produzione. Mi pare che da questo punto di vista l’abbigliamento sia molto più favorito rispetto alla produzione industriale, in quanto i materiali che verranno poi impiegati sono reperibili e trattabili fin da subito dal progettista.

    Non credo di essere in grado di dare dei consigli specifici, oltre a quella traccia esposta nell’articolo (che può comunque essere approfondita).
    Se può servire sono a disposizione per discutere o approfondire dei temi di progettazione specifici, anche insieme a tutti i frequentatori di questo luogo, non perchè io sia un esperto, ma perchè credo nell’arricchimento reciproco di un dialogo.

    Ti auguro una progettazione con una sofferenza leggera ma proficua, e ti invito a condividere ancora con noi i tuoi pensieri quando lo vorrai.

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