Archivio per maggio, 2009

Design Thinking – un metodo per il progetto

Tra qualche giorno 4P1B dovrà presentare il proprio lavoro all’interno dell’iniziativa Vitamina D alla Design Library. Per questa serata abbiamo scelto di fare una presentazione che non contenga solamente immagini di progetti realizzati ma che parli della metodologia progettuale che lo studio segue.
Come è scritto sul sito di 4P1B la parola design non dovrebbe servire per indicare un prodotto ma per descrivere un processo e quindi dal momento che dobbiamo parlare del nostro modo di fare design non possiamo non parlare del processo.

Questa introduzione mi è servita semplicemente per dire che mi sono ritrovato in questi ultimi giorni a cercare di preparare un spiegazione sintetica e chiara di cosa sia il Design Thinking e del perchè all’interno di 4P1B abbiamo deciso di adottare questo modo di lavorare.

Per spiegare perchè si è deciso di adottare un metodo di lavoro particolare forse la prima cosa da fare è capire perchè c’è bisogno di un metodo.
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non ha la testa!

Questa mattina in metropolitana vicino a me c’era una mamma con due bambini. Il più grande ad un certo punto prende il suo sacchettino pieno di Gormiti e lo mostra ad una signora che che si trovava lì vicino.

Ne estrae uno, poi un’altro, e mentre li mostra riscuote lo stupore e le domande ammirate della sua interlocutrice. Il secondo estratto era simile (non sono sicuro se esattamente quello) a quello nell’immagine in alto…

<< E questo come si chiama? “Senzatesta” ? Non ha la testa… >> fa notare la signora.

Il bambino non pronuncia nessuna parola ma lo sguardo un po’ perplesso e un po’ pensieroso va sul modellino del Gormita e sembra dirsi:

Accidenti!, non me n’ero mai accorto! …e adesso come faccio? cosa le dico…

.

A parte il fatto che forse il Gormita aveva un volto molto vagamente antropomorfo, comunque molto mitetizzato nella struttura del tronco, questa scena mi ha fatto riflettere per un attimo su come una persona adulta vede una mancanza perché confronta l’oggetto con un archetipo di riferimento che si è costruito attraverso l’esperienza. Mentre il bambino accetta come normale e “giusta così” la forma che non ha (o ha in modo minore) riferimenti pregressi.

Non sono esperto di scienze dell’apprendimento, e non voglio addentrarmi in considerazioni che potrebbero essere troppo imprecise. Tuttavia mi stupisce sempre un po’ come i bambini siano in grado di percepire con occhi nuovi e slegati da condizionamenti. Il mio desiderio è quello di preservare questa preziosa dote ( utilissima per un designer ) che il tempo tende ad opacizzare e a condizionare silenziosamente.