Archivio per novembre, 2004

Cuspidi

Il mestiere del designer è quello di trovare soluzioni a problemi, o meglio di soddisfare i desideri del mercato attraverso la progettazione di oggetti. Il mercato può essere costituito da un gruppo molto numeroso di persone, addirittura da tutta la popolazione mondiale, oppure può essere un ristretto gruppo che necessita di una soluzione per un problema specifico che la maggior parte della popolazione non sente. Il designer “ascolta” il mercato, individua e definisce questi desideri e li risolve. E’ evidente anche da questa estrema semplificazione che i momenti in cui prendere una decisione che finirà con il condizzionare l’intero cammino (quei momenti che Heinlein chiamerebbe cuspidi) sono innumerevoli. (altro…)

Barattoli, oggetti e nient’altro

barattoliAvevo circa quattro anni e trafficavo in giardino davanti alla portafinestra della cucina: ero affascinato da dei bottiglioni da vino di vetro verde che erano stati lavati e asciugavano al sole. Ho messo un po’ d’acqua dentro uno di questi e quando poi l’ho versata per terra, insieme all’acqua è uscito dalla bottiglia anche un grosso calabrone morto. Ho chiamato mia nonna per farle vedere e lei, affacciandosi dalla cucina ha detto soltanto, con gran meraviglia: “oh, che capolavoro!”. Non avevo mai sentito quella parola e ho pensato che avesse a che fare con grossi calabroni neri usciti da grosse bottiglie verdi.
È il mio ricordo più vecchio.

“Siccome sulla strada c’era un sasso largo e piatto, Giovanni vi si sedette, a capo chino e come volesse interrogare con lo sguardo un aspergitore di verderame che si trovava oltre il cancello di ferro battuto, nel bellissimo giardino così simile a quelli delle sue vacanze fiorentine. È proprio vero che certi oggetti, certi utensili trascurati dalla poesia, a volte sembrano sul punto di parlare, di guardarci attraverso il beccuccio spara-verderame per dirci una verità che finalmente si distacchi dall’amorfa contestualità dell’universo; ma di raccolte di versi dedicate a un aspergitore di verderame non ne esistevano: la demoniaca banalità che si insedia nella mente degli artisti dopo due o tre anni di attività predilige sempre la sofferenza, il dolore, e, quando va bene, l’amore…”.
[Francesco Carrozza, Quasi tutto come allora , § 247, pp. 586-587(1). ] (altro…)