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Design Thinking – un metodo per il progetto

Tra qualche giorno 4P1B dovrà presentare il proprio lavoro all’interno dell’iniziativa Vitamina D alla Design Library. Per questa serata abbiamo scelto di fare una presentazione che non contenga solamente immagini di progetti realizzati ma che parli della metodologia progettuale che lo studio segue.
Come è scritto sul sito di 4P1B la parola design non dovrebbe servire per indicare un prodotto ma per descrivere un processo e quindi dal momento che dobbiamo parlare del nostro modo di fare design non possiamo non parlare del processo.

Questa introduzione mi è servita semplicemente per dire che mi sono ritrovato in questi ultimi giorni a cercare di preparare un spiegazione sintetica e chiara di cosa sia il Design Thinking e del perchè all’interno di 4P1B abbiamo deciso di adottare questo modo di lavorare.

Per spiegare perchè si è deciso di adottare un metodo di lavoro particolare forse la prima cosa da fare è capire perchè c’è bisogno di un metodo.
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non ha la testa!

Questa mattina in metropolitana vicino a me c’era una mamma con due bambini. Il più grande ad un certo punto prende il suo sacchettino pieno di Gormiti e lo mostra ad una signora che che si trovava lì vicino.

Ne estrae uno, poi un’altro, e mentre li mostra riscuote lo stupore e le domande ammirate della sua interlocutrice. Il secondo estratto era simile (non sono sicuro se esattamente quello) a quello nell’immagine in alto…

<< E questo come si chiama? “Senzatesta” ? Non ha la testa… >> fa notare la signora.

Il bambino non pronuncia nessuna parola ma lo sguardo un po’ perplesso e un po’ pensieroso va sul modellino del Gormita e sembra dirsi:

Accidenti!, non me n’ero mai accorto! …e adesso come faccio? cosa le dico…

.

A parte il fatto che forse il Gormita aveva un volto molto vagamente antropomorfo, comunque molto mitetizzato nella struttura del tronco, questa scena mi ha fatto riflettere per un attimo su come una persona adulta vede una mancanza perché confronta l’oggetto con un archetipo di riferimento che si è costruito attraverso l’esperienza. Mentre il bambino accetta come normale e “giusta così” la forma che non ha (o ha in modo minore) riferimenti pregressi.

Non sono esperto di scienze dell’apprendimento, e non voglio addentrarmi in considerazioni che potrebbero essere troppo imprecise. Tuttavia mi stupisce sempre un po’ come i bambini siano in grado di percepire con occhi nuovi e slegati da condizionamenti. Il mio desiderio è quello di preservare questa preziosa dote ( utilissima per un designer ) che il tempo tende ad opacizzare e a condizionare silenziosamente.

Miss/Trust

Qualche sera fa, precisamente il 23 Marzo, insieme con Antonietta e Diego siamo stati alla mediateca di Santa Teresa a Milano per ascoltare Lawrence Lessig ospite dell’iniziativa Meet the Media Guru.
Non voglio qui ripercorrere la presentazione fatta da Lessig (si può rivedere qui), anche perchè non riuscirei a esprimere con la stessa semplicità e immediatezza tutti i concetti trattati, vorrei provare però a raccontare i temi trattati e fare alcune riflessioni.
L’argomento al centro dell’indagine di Lessig è la fiducia.
La fiducia che proviamo nei confronti di una persona o di una marca dipende da molti fattori ma in generale potremmo dire che dipende dalla capacità che ha questa persona o marca di essere giusta.
Certo in questo modo in realtà introduciamo un ulteriore elemento di discussione perchè il concetto di giusto non è così facile da delineare e probabilmente non è neppure il più corretto in questo contesto.
Possiamo dire che la fiducia è strettamente legata alla credibilità e la credibilità dipende dall’autonomia. Cioè dalla capacità di fare delle scelte, dare dei giudizi e dei consigli in modo libero da costrizioni o pressioni di qualsiasi tipo.
L’autonomia non garantisce affatto che un giudizio sia giusto ma assicura che, anche se sbagliato, sia dato in buona fede.
Quando però l’autonomia viene meno si ha una perdita di fiducia, una sfiducia e la perdita di autonomia si ha quando entrano nella partita i soldi.
Il discorso non è che i soldi sono il diavolo ma che i soldi nel contesto sbagliato non generano necessariamente falsità ma quasi certamente produrranno sfiducia.
La differenza tra falsità e sfiducia può sembrare ovvia ma è fondamentale quindi vale la pena approfondirla leggermente, (altro…)

Cos’è il colore

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Vorrei proporre questo brano che mi è capitato di incontrare oggi quasi per caso navigando.
Si parla di colore, o meglio di cosa è il colore.. ma non voglio aggiungere altro per lasciarvi subito gustare la lettura di questa perla.

Il colore è un fenomeno. E’ un prodotto della nostra attività cerebrale. Fuori di noi non c’è nessun colore, ma solo delle radiazioni elettromagnetiche che, interagendo con la materia, sono da noi trasformate in valutazioni cromatiche. Mi colpisce il fatto che noi giudichiamo il mondo, dal punto di vista visivo, non conoscendo il mondo, ma il suo contrario…
E dunque quando nessuno li guarda i colori non esistono. Il colore entra nel mondo al mattino ed esce alla sera. il nostro sguardo è fecondatore. Possiamo anche dire così: il colore nasconde la tragedia o la catastraofe dei bordi delle cose…
Il colore arricchisce notevolmente la varietà fenomenica. Ci sono culture che lo rifiutano proprio per questo, preferendogli la forma, per la sua costante oggettualità, mentre il colore è variabile, inafferrabile. Il colore è una proprietà della luce, e la luce si è sempre identificata con la vita…

[ Narciso Silvestrini, "I nodi del colore"
in Nodi a cura di Marco Belpoliti e Jean-Michel Kantor, Marcos y Marcos, 1996, Milano ]

[ foto http://www.flickr.com/photos/muckster/64816787/in/pool-catchy/ ]

Il futuro delle idee

Recensione di: Lawrence Lessig, The future of ideas. The fate of the commons in a connected world , New York, Random House, 2001

Articolo di : Maria Chiara Pievatolo
fonte: collegamento

In inglese il termine “free” significa sia “libero”, per esempio nel senso della libertà di parola, sia “gratuito”, per esempio nel senso di un pranzo gratis. Una democrazia che conviva con una economia fondata sulla proprietà privata può promuovere la libertà di parola e, nello stesso tempo, rifiutare la gratuità dei pranzi. Ma che cosa succederebbe se questa stessa democrazia assimilasse la libertà nel suo significato politico e morale alla gratuità, e prendesse a combattere ogni libertà come una lesione alla proprietà privata? Potrebbe una democrazia sostenersi sul principio che la libertà è un furto? (altro…)